Documentario sullo Ska di Richie Stephens

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A brevissimo, Richie Stephens lancierà un documentario dedicato allo ska.
Nato negli anni ’60, lo ska è il padre del rocksteady e del reggae. In questi anni Richie Stephens, sta cercando di far riscoprire lo ska alle giovani generazioni jamaicane con un progetto che lui stesso chiama Ska-tech.
“E’ molto importante raccontare come la musica ska sia diventata internazionale e di conseguenza quanto abbiamo perso noi come jamaicani. L’uso delle sonorità che ancora oggi ne fanno gli artisti stranieri farà si che un giorno nessuno più ricorderà che lo ska lo abbiamo creato noi” –
“Ho conosciuto lo ska grazie a mio padre e alle storie che mi raccontava. Per questo ho sempre nutrito profondo rispetto verso questa musica e come interprete ho sempre amato il suo andamento ed energia, consapevole che si tratta di una grande musica da ballare” – racconta Stephens mentre sottolinea come in Australia, Italia, Germania, Inghilterra, Cina e Giappone ci sono orchestre ska, festival e feste dedicate.
Ecco perché ha deciso di realizzare un documentario, per rispolverare le radici musicali della sua terra. L’idea è diventata realtà in Italia, grazie all’incontro con i salentini Rankin Lele & Papa Leu,che poi è stata battezzata Ska Nation Band con la quale iStephens ha anche registrato l’album “Internationally” e tenuto una serie di concerti di successo in tutto il mondo.

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In uscita “Brandelli d’Italia” degli Shandon

Due domande....

img_2191Eccoci con una nuova piccola intervista.
Il 4 novembre uscirà “Brandelli d’Italia Vol.1”, un mini EP di brani reinterpretati dagli Shandon, e abbiamo ben pensato di fare qualche domanda ad Olly.

*Ciao Olly! Come vi é venuta l’idea di fare un album di sole cover?

Durante l’ultimo tour di quest’anno ho avuto occasione di parlare con alcuni ragazzi che venivano al nostro concerto perchè fratelli minori di qualcuno che ci ascoltava 15 anni fà, piuttosto che addirittura figli di chi ci ascoltava un tempo. Un emozione in un certo senso. Molti di loro ci vedevano come veterani di una scena alternativa a #XFactor, o alla musica leggera, ma appena facevo nomi tipo i Senzabenza, i Kina, o altre band significative del nostro paese, li vedevo smarriti. Come se pensassero che prima della nostra generazione non ci fosse stato nulla in Italia. Ho visto anche persone che si avvicinano a questa nuova ondata Indy cantautorale Italiana senza sapere chi sono gli Skiantos o i Kina. Insomma ci siamo detti, facciamo un disco di cover per dimostrare il valore di quello che c’è stato. Un EP fatto di cuore e buttato giù di getto, registrato quasi in diretta in studio.

*A questo punto siamo curiosi, che brani hanno avuto il privilegio di essere presenti nell’EP e perché?

FLASH” dei Search: Un gruppo Skacore di Ravenna che nel 92/93 faceva già musica di qualità come se fossero Californiani, purtroppo un gruppo poco conosciuto, ma che prima di noi già sperimentava tra Ska, punk, crossover, Funk, dei grandi insomma!

CASINO ROYALE” dei Casino Royale: Se ascoltate Ska e non conoscete questo pezzo vi siete persi la più bella canzone Ska realizzata in Italia, un pezzo di storia.

UOMINI” dei Ritmo Tribale: Una anti convenzionale canzone acustica, cantata dal funambolico Edda, che noi abbiamo riarrangiato reggae. I ritmi hanno eliminato le barriere dei generi e uniformando il loro pubblico, pochi in Italia sono stati capaci di imprese del genere.

A GREAT BIG WORLD” dei Senzabenza: Io sono un loro fan dal 92 e poi in corsa siamo anche diventati amici. Una band stupenda con canzoni incredibili, che ha dato speranza a tanti gruppi come gli Shandon dando prova che uscire dall’Italia con il proprio suono, si poteva fare. Un po come fecero i Raw Power nella scena Hard core.

EPTADONE” degli Skiantos: se pensate che questo pezzo è dei fine anni 70 è stupefacente. Loro arrivano dal movimento studentesco, dalla follia politica di quel periodo e dalla prima ondata punk inglese. Tutto frullato e concepito dalla mente di un genio nostrano come Freak Antoni, sempre poco capito e sempre sminuito dai mas media. Il classico esempio di ingiustizia artistica del nostro paese.

QUESTI ANNI” dei Kina: Loro hanno portato, già dalla metà degli anni 80, la musica Punk/HardCore a un livello più cantautorale e melodico, senza mai sminuire il messaggio. Come band Americane tipo gli Husker Du, loro avevano forma e sostanza, ma anche chaos e disordine sonoro. Spettacolari!

*Come hanno reagito le band alla notizia di vedere un loro brano reinterpretato da voi?

Bè non sapevamo cosa aspettarci, ma per ora abbiamo avuto solo feedback positivi e ne sono felice.
*In passato alcuni gruppi italiani hanno avuto la stessa idea, vedi Modena City Ramblers e Punkreas, ma nonostante ciò c’e sempre qualcuno che dice che quando un gruppo pubblica un album di sole cover non ha più nulla da dire. O ancora, i soliti “maligni”, vedono solo ed esclusivamente il lato commerciale del lavoro. Qual’è la tua opinione in merito?

Cazzate gratuite…In Italia è sport nazionale denigrare, invidiare, criticare gratuitamente. Sembra non sappiano fare altro, si cerca sempre di capire se un progetto è sincero o no, ma poi quando lo è, non lo riconosce nessuno perchè quasi ci rimangono male del fatto che non possono gettare fango gratuitamente. Uno dei motivi del perchè le cose non funzionano in Italia è proprio questa attitudine malata!! Qui se uno fallisce, sono tutti contenti!! vergogna!! La verità è che ormai con la musica alternativa non si guadagna quasi nulla, quasi sempre non si arriva neanche a coprire le spese di realizazzione del progetto..Se fai Hip Hop magari ce la fai, ma se hai strumenti veri da registrare, sei sempre sotto. Quindi non sarà un disco di cover di canzoni perse, a risollevarci il conto in banca he he.. Ad ogni modo noi abbiamo realizzato un disco dopo 12 anni che è uscito nel 2016 e ne abbiamo un altro in cantiere quindi questo EP è solo una parentesi. I maligni dicano pure quello che vogliono!

* Tralasciando “Brandelli d’Italia” per un attimo, avete già in progetto un nuovo album?

Abbiamo già parti di canzoni e idee da sviluppare, ma il tempo non basta mai. Sicuramente pero’ avremo delle nuove uscite discografiche nel 2017.

* Uno dei motivi dello scioglimento degli Shandon nel 2005 era la mancanza di entusiasmo, ad oggi come si sta trovando il gruppo? A Novembre riprenderete a suonare dal vivo, come é andato il tour?

Il tour è andato benissimo e non vediamo l’ora di risalire sul palco. In questi mesi abbiamo avuto gente emozionata e noi ancora di più. Abbiamo assistito a veri atti di gioia e di condivisione. Ragazzi che si sono fatti chilometri e chilometri per noi, o che hanno preso aerei da altre nazioni per venirci a vedere. In Germania, in Olanda e in Belgio, abbiamo visto gente che cantava a memoria i nostri pezzi del 94 o del 98, stupendo!! Veri atti di affetto che ci rimarranno dentro. Tra di noi va alla grande, entusiasmo da ragazzini e voglia di suonare come quando avevamo 16 anni. Tutto molto bello insomma.

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Sul canale YouTube degli Shandon trovate i video di presentazione dell’Ep, dove potete ascoltare i nuovi pezzi in anteprima, e dove stesso Olly e gli autori originali raccontano un po’ quello che è stato.

 

 

 

 

Circolo Vizioso della Farfalla

Due domande....

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Abbiamo ascoltato il nuovo album, uscito il 25 Marzo, dei ragazzi del Circolo Vizioso della Farfalla.
Un ottimo album con sonorità ska, reggae e anche punk.
Cerco Casa” è  composto da nove tracce che volano via con piacere dimostrando la maturità di un gruppo navigato. Molti cambi di ritmo, testi interessanti, ma anche una azzeccata cover di “And The Radio Plays” dei vecchi CCCP.
Vista l’occasione abbiamo avuto il piacere di fare qualche domanda al gruppo.

✯Partiamo con una domanda di rito, come mai la scelta di questo nome particolare?

Il nome “ Circolo Vizioso della Farfalla” ci è stato consigliato da uno dei primi brani nati all’interno del gruppo che si chiama “Povera Farfalla”, è un brano che parla di una Farfalla che attratta dai vizi muore in un piatto d’olio. La sensazione è quella di sentirci intrappolati in un Circolo Vizioso che rappresenta questa società sempre più volta all’apparire che all’essere. Tramite la nostra musica cerchiamo di compiere una sorta di metamorfosi mentale che ci tiri fuori da questo cerchio e ci dia la libertà di cui abbiamo bisogno.

✯Presentatevi al pubblico, chi sono i Circolo Vizioso della Farfalla?

Il Circolo Vizioso della Farfalla è una band Molisana ska/reggae formata da sei elementi:

Pietro Mascio: voce e chitarra
Luca Iannone: basso e cori
Fabrizio Celentano: chitarra
Daniele Landi: batteria
Alessio Lalli: tromba e cori
Giuseppe Ferrante: trombone e cori

✯Siete nati nel 2007, raccontateci come nasce il gruppo e come vi siete avvicinati alla musica in levare?

Il Circolo Vizioso della Farfalla nasce nel 2007 dalla necessità di 4 amici di creare una band con brani inediti non legata ad un genere ben preciso. Dopo qualche mese lo stile musicale che stava venendo fuori ci ha spinto ad inserire una sezione fiati e, autorappresentarci con la musica in levare, è stata una conseguenza del tutto naturale.

✯A distanza di 9 anni avete deciso di fare un album,come é nato?

In realtà prima di questo album abbiamo registrato 2 Ep. Il primo di 5 e il secondo di 6 brani inediti, poi c’è stato un lungo periodo di contest e live in giro per l’Italia da cui è venuto fuori “Cerco Casa”. L’album è nato principalmente per far divertire e ballare oltre che pensare, perchè per noi la musica è prima di tutto un mezzo per distrarci dagli impegni e dalle noie quotidiane. Disperatamente cerchiamo un punto fermo, un senso, un equilibrio. Disperatamente cerchiamo stimoli e amori per sublimare il “video allucinante della nostra vita” . Il disco contiene nove tracce, di cui otto brani inediti e una cover dei CCCP.

✯Quali siano le vostre influenze è abbastanza ovvio ascoltando l’album, ma quali sono gli artisti ai quali vi ispirate maggiormente e quali ascoltate con più piacere?

Sicuramente le influenze sono tante visto che ogni componente proviene da stili musicali diversi, dallo ska al rock, dal jazz al cantautorato italiano. Skatalites, Graundation, Ska-p, Capossela, Dalla..

✯Progetti futuri?

Suonare il più possibile per promuovere il nostro lavoro.

Un saluto a tutti, viva lo ska!

 

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Nuova intervista agli NH3

Due domande....

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A breve uscirà   “Hate & Hope“,  nuovo lavoro per i pesaresi NH3. Abbiamo avuto l’onore di ascoltarlo in anteprima.  13 tracce potenti e dinamiche, uno ska/punk  dall’ascolto piacevole e un’ottima sezione fiati. Una album che fila liscio tra le tematiche a noi care come la voglia di ribellione, amicizia, antirazzismo, antifascismo, solidarietà e tanta umanità. Tra le migliori  spiccano l’energetica “Qualcosa di meglio”,  “No Borders” , un inno alla solidarietà verso chi scappa dal proprio paese, “Old School attitude”, secondo singolo estratto dall’album che racconta l’amicizia che lega il gruppo tra pallone, cemento e case popolari, “SSCS” l’omaggio alla Sea Shepherd Conservation Society, la storica organizzazione internazionale che si pone come missione quella di fermare la distruzione dell’habitat naturale e il massacro delle specie selvatiche negli oceani, l’anticlericale “Nella bocca del lupo”, una delle nostre preferite, la sempre verde “Bella Ciao”. Le altre tracce non sono da meno, “Berlin Calling” , “La nuova Tratta degli schiavi”, “L’Odio”, “Un passo indietro mai”, “Il Vaso di Pandora”, “Una scelta diversa” e “L’ironia della sorte

Per l’occasione abbiamo avuto il piacere di intervistare Simone.

✯ Eccoci qua, di nuovo con i nostri amici NH3, che il 14 maggio (22.04.per Germania/Austria/Svizzera) usciranno con un nuovo album dal titolo “Hate & Hope”. Quale di queste due parole vi rappresenta di più?

Partiamo col ringraziare e salutare voi per lo spazio e tutte le persone che ci leggono. Risposta forse scontata ma reale: Entrambe. Non è mai troppo semplice scegliere il titolo di un album soprattutto se questo è carico di contenuti. “Hate And Hope” è un album vibrante che gioca sui contrasti (il booklet stesso è stato concepito con giochi di positivo e negativo) dove tutto è il contrario di tutto. Se da un certo punto di vista odio e speranza possono risultare la faccia della stessa medaglia dall’altro crediamo possano essere ricondotti ad un “modus vivendi” che, nel periodo storico che stiamo attraversando, riesce ad accomunare la sensazione contrastante che le persone vivono ogni giorno nell’attualità. È facile associare l’odio al rancore, vederlo come qualcosa di negativo per noi non è così. L’odio è uno stato d’animo che, incanalato nel modo giusto, potrebbe risultare la scintilla in grado di far reagire. Questo è quello che sentiamo dentro di noi: l’odio nei confronti di ingiustizie, nei confronti di un sistema che priva le persone della propria dignità, l’odio di cui si servono media e governanti per creare conflitti, ignoranza…l’odio che fa accendere la scintilla della speranza attraverso la riscoperta dell’umanità, dell’entusiasmo dei valori veri e sinceri.

✯Cosa vi ha portato a far uscire l’album prima in Germania, Austria e Svizzera e solo in secondo luogo in Italia?

Nulla in particolare. “Hate And hope” uscirà per Germania, Austria e Svizzera per Long Beach Records Europe, in Italia, invece, per Indie Box. Confrontandoci con loro abbiamo ritenuto più opportuno operare in questo modo per dare maggior risalto possibile a questa promozione che ha già visto l’uscita di due singoli (“No Borders” e “Old School Attitude”) accompagnati dai rispettivi videoclip.

✯Questa società sembra sempre più presa dall’odio che dalla speranza, e la politica ne è lo specchio, che ne pensate della situazione politica italiana?

Esiste ancora una “situazione politica” nel nostro Paese? Forse è il caso di rivedere cosa significhi veramente fare politica. La politica nasce dal basso e solo la riscoperta da parte del popolo del suo potere potrebbe cambiare qualcosa. L’odio è una conseguenza di ciò che una cattiva politica crea, allo stesso tempo l’odio è un’arma a favore di chi è giostraio di questo circo fatto di burattini e burattinai. La politica non si specchia nell’odio piuttosto lo fa nell’ignoranza, nel razzismo, nella speculazione, nel clientelismo, nel menefreghismo e ha terreno fertile nell’uso populista che i politicanti fanno dei media. Non è un discorso semplice, quello di cui siamo certi è che il lamento finalizzato al nulla serve a poco. La speranza sta nella reazione, nel voler cambiare ed è da qui che nasce la speranza.

✯Abbiamo avuto il piacere di ascoltare “Hate and Hope” ma vogliamo che siate voi a descriverlo, è esattamente come ve lo aspettavate?

Stiamo realizzando solo ora quello che è veramente “Hate And Hope”. Difficile valutare un album quando ne sei parte. Siamo soddisfatti, è un album che volevamo in un determinato modo, un album che lasciasse spazio alla poesia a discapito di alcuni slogan, un album in cui l’ascoltatore può crearsi un punto di vista a cui non basta un ascolto. Si, forse è come ce lo aspettavamo, sicuramente ci abbiamo messo tutta l’esperienza acquisita in tre anni di tour Europeo. Abbiamo raccontato storie che escono dal confronto col pubblico, con altre band o tra di noi nelle tante ore di furgone trascorse insieme. Volevamo sottolineare un nostro stile e ci sentiamo di dire che “Hate And Hope” lo rappresenta.

✯Quale è la canzone più rappresentativa di “Hate & Hope” e perché?

Più ci penso e più mi accorgo che questo album, pur non essendo un concept, ha bisogno di essere ascoltato pezzo dopo pezzo. E’ uno storytelling in bianco e nero, un tassello serve a incastrare il successivo. Se proprio devo scegliere devo dire che i due singoli, “No Borders” e “Old School Attitude” portano con loro l’essenza di ciò che siamo e di ciò in cui crediamo.

✯Come nascono i vostri brani, nascono prima i testi o la musica?

A cazzo! Perdonami il francesismo! Non ti so veramente rispondere a questa domanda, non abbiamo un metodo prestabilito. Un brano può nascere da un giro di fiati interessante, un altro da una bella melodia vocale un altro ancora da un buon giro di accordi. Da questo punto ci lavoriamo sopra, ci incazziamo fra di noi, andiamo a farci una birra a la prova successiva la canzone è fatta!

✯Raggiungere un proprio stile e una propria identità, quanto è importante per voi? Sentite di averli raggiunti?

E’ fondamentale. Fa sempre enorme piacere vedere il proprio nome accostato a band che hanno fatto storia ma crediamo sia importante anche cercare di ritagliarsi uno spazio all’interno della scena, cercando di migliorarsi, con umiltà e sacrificio. Essere identificati con un proprio stile significa aver dato qualcosa in più a se stessi e agli altri. “Hate And Hope” identifica la nostra ricerca e se non lo abbiamo ancora raggiunto al 100% poco ci manca.

✯Una domanda che non vi abbiamo mai fatto è, quali sono i gruppi con i quali andate maggiormente d’accordo e con chi sognate di condividere il palco?

Nell’ultimo tour Europeo abbiamo aperto diverse date dei “Talco” e il rapporto che si è instaurato va oltre la musica. L’amicizia che ci lega a loro è davvero l’esempio di come con umiltà, rispetto, stima e sincerità si possano creare situazioni che ti ripagano di ogni sacrificio. Ne approfitto per ringraziarli di tutto cuore per il tempo trascorso insieme, per il supporto, i consigli e per le mille risate condivise nei backstage. Musicisti incredibili, persone fantastiche. Siamo legati anche ai “The Prosecution” e a “The Tips” due band tedesche con cui è piacere passare del tempo insieme. “Los Fastidios“, “Respect for Zero”, “Disordine”, “Lennon Kelly”, “Gab De La Vega”…questi forse quelli a cui siamo più legati. Visto che si parla di sogni probabilmente Joe Strummer, per il resto in questi anni abbiamo avuto la fortuna di suonare con molte band con le quali siamo cresciuti quindi non possiamo lamentarci! Da Agnostic Front a Mad Caddies, ad H2O…e quest’anno saremo anche al Punk Rock Holiday !

Potete ascoltarli e vederli nei loro due video in anteprima “No Borders” e
Old School Attitude

 

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The Ska Faces

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Eccolo che arriva un gradito regalo per gli appassionati della musica in levare. “Come un fiume, The Ska Faces” é  documentario del 2015 nato senza scopo di lucro, nel  quale si raccontano le culture appartenenti al genere, dal mod allo skin, grazie alla voce di Oskar ( Statuto), Tommaso Collini (One Droppers), Sergio Rallo (appassionato di ska e rocksteady) ed Emiliano Colapietro.

33 minuti da vedere su YouTube

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Conosciamo meglio i Talco, la nostra intervista a Dema

Due domande....

 

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Il 6 Novembre scorso é uscito “Silent Town”, album che chiude la trilogia iniziata con “La Cretina Commedia” e “Gran Galá”, un album che conferma i Talco come uno dei gruppi Ska-Punk più seguiti d’Europa.
Abbiamo avuto il gran piacere di conoscerli meglio, grazie a Dema, voce e frontman del gruppo.

✯ Come è nata l’idea dei Talco e come mai avete scelto questo nome?
Gli inizi sono stati normalissimi, studenti delle superiori che avevano voglia di formare un gruppo senza pretese e con un’attitudine demenziale! Successivamente, senza renderci conto stavamo cambiando e passando a un’idea più impegnata rendendo il nostro progetto più concreto, ma non abbiamo mai pensato di cambiare nome, ormai ci eravamo affezionati.

✯ Ormai siete considerati una delle migliori band ska-punk europee e guardando le date dei vostri Tour se ne ha la conferma. Vi aspettavate questo successo fuori dai confini nazionali?

Assolutamente no Ahaha. Essendo una band nata in Italia, con tutti i problemi di cui abbiamo parlato molto spesso tra noi e nelle interviste, legati a crisi musicali della penisola causate da piccole mafiette di vecchie bands e promoters, credevamo di nascere e morire in Italia, forse addirittura dopo il primo disco. Fortunatamente ci siamo affacciati all’estero ed eccoci qui. È stata un’opportunità che abbiamo preso al volo 10-11 anni fa, ma sicuramente posso dire con molto orgoglio che non ci è stato mai imposto nulla né noi abbiamo mai chiesto nulla. Semplicemente si suona in un clima più “zero corsie preferenziali, se mi piaci ti seguo altrimenti grazie e alla prossima” e abbiamo avuto la fortuna di piacere.

✯ A proposito di concerti, vediamo che non riuscite a stare fermi: a gennaio inizierà il vostro nuovo tour che partirà da Bologna, Torino, Milano e Roma per poi proseguire in Spagna, Germania Etc .Che differenza c’è a livello di organizzazione e pubblico tra l’Italia e l’estero?
Mah quello che ti ho detto prima secondo me è il punto di partenza per spiegare la differenza tra Italia ed estero: opportunità e meritocrazia a cui aggiungerei anche una maggiore organizzazione. Ci sono dei festival italiani che abbiamo anche avuto il piacere di vedere da vicino dove, a parità di qualità dell’offerta, c’è un’organizzazione anni luce lontana dall’efficenza che abbiamo trovato all’estero. Certo che se dici una cosa del genere ti viene risposto: vai all’estero allora, tipico carattere italiano di chi per puro campanilismo non guarda ad altre opinioni o esperienze, ma lo vedo tutto legato proprio al clima che si respira nella scena alternativa del nostro paese. Sarebbe molto bello tornare ad un clima sano ed eticamente valido dove non solo le bands possono emergere senza corsie preferenziali o conoscenze furbe, ma anche dove i promoters che lavorano professionalmente hanno la possibilità di veder valorizzato il proprio lavoro, avendo loro stessi l’opportunità di organizzare un festival o un concerto importante, senza doversi scontrare con i padrini della scena!

 

✯ Nelle date italiane sarete accompagnati dagli NH3, quali sono i gruppi con i quali andate maggiormente d’accordo?
Gli NH3 sono amici ormai da un bel po’ di tempo, brave persone e ottimi musicisti che stanno facendo il nostro stesso percorso: stanchi del proprio paese e delle restrizioni che lo caratterizzano si sono affacciati all’estero ritagliandosi delle belle soddisfazioni. E hanno tutte le carte in regola m regola morali ed artistiche per continuare così. Abbiamo ottimi rapporti anche con molte altre band, al volo mi vengono in mente Los Fastidios (a Enrico devo tutto), Boikot, Mad caddies e molte altre!!

✯ Quale concerto ricordate con più piacere?
Personalmente il Pun’Italia 2005 di Berlino, 10 anni fa, un giorno che ci ha cambiato la vita!!!
Non era cominciato bene, a parte la calorosa accoglienza degli amici italiani a Berlino che come negli anni precedenti ci avevano fatto sentire a casa: salutati i gruppi amici, altri “colleghi” non sono stati a suo tempo molto cari con noi, e la cosa ci aveva un pochino turbato, erano i nostri idoli, anche se a Berlino e all’estero ci avevano messo meno piede di noi…vederli a due metri da noi, pensavamo ci avrebbe coperto di entusiasmo….ma alle prime prese in giro come “e questi chi cazzo sono?”, “perché dovrei suonare prima dei Talco, scusami, sono 10 anni che suoniamo!”. Ho provato a dire educatamente che non era colpa nostra se nei due anni precedenti avevamo fatto già qualcosa all’estero in Germania e soprattutto a Berlino, quindi magari era normale e forse era qualcosa anche di meritocratico, come suggeriva l’organizzatore, ma alla risposta “guarda che qui siamo ignoranti non abbiamo fatto le scuole alte”, sono andato a prepararmi per il concerto, perché mi ero rotto altamente le balle, avrò avuto 24 anni, ma farmi prendere per i fondelli anche no.
Il Punkitalia ci ha lanciati, è stato un successone, il locale pieno, quasi 1000 persone, il pubblico che già ci aveva conosciuto è tornato, ha ballato, pogato, comprato il nostro disco “Tutti assolti“. Abbiamo accettato senza problemi di suonare prima dei gruppi che ci avevano scanzonato, ma sfortunatamente con loro la gente stava lontana, sarà stata anche qui colpa nostra.
Anni dopo alcune di quelle persone hanno chiesto di suonare di spalla ai Talco, purtroppo il loro tenore di vita era troppo alto per suonare in Germania e hanno rifiutato…colpa nostra forse….
Quel locale negli anni è diventato una seconda casa, ci abbiamo suonato molte molte volte, dapprima con gruppi amici, poi riempiendolo da soli, fino al doppio sold out. Ma a me rimane più di tutti il ricordo indelebile di quel Punkitalia, che ha praticamente segnato la mia vita, la prima volta in cui “La Carovana” è stata suonata dal vivo.
Sono passati 10 anni, non mi sembra vero, ma forse saranno bastati a qualcuno per capire finalmente il significato di entusiasmo puro e meritocrazia, anche senza scuole alte….quante volte ho parlato di meritocrazia? Ahahah!

✯ Lo scorso 6 Novembre é uscito il vostro settimo album in studio, come sta andando?
Per ora molto bene, siamo a più di 5000 copie vendute e 8000 stampate in un mese, siamo davvero felici del risultato. E la risposta del pubblico fino ad ora è stata davvero incredibile, eravamo fiduciosi ma non ci si aspettava un entusiasmo simile!

✯ A cosa si ispira “Silent Town”?
Volevano chiudere la trilogia sull’Italia iniziata con “La Cretina Commedia” e “Gran Gala”, e l’idea era di raccontare una storia metaforica, così nonostante molti tentennamenti mi sono buttato sul tentativo di fare un libro, in cui una vecchia senza ricordi e una compagnia di naufraghi, sulla via per tornare a casa, si imbattono in una città sconosciuta e inquietante che cambierà per sempre le loro vite…una città che sembra disabitata e dove un cartello mette in guardia la compagnia sul cammino che affronteranno..

✯ I vostri testi sono particolari e poetici, cosa passa per la testa dei Talco quando li scrivete?
Grazie mille, a dirti la verità sono davvero disordinato perché non ho un metodo chiaro per fare i testi. L’unica cosa che cerco di fare è di evitare lo slogan e la retorica facile, a volte riesce, altre magari meno però l’importante è partire dalla volontà di non buttare lì due parole a caso o slogan furbi che ormai hanno reso retorici argomenti che non lo sono

✯ I vostri pezzi delineano un chiaro orientamento politico, qual è il vostro punto di vista rispetto alla politica italiana?
C’è molta confusione e il bipartitismo all’americana, dove tra repubblicani (centrodestra) e democratici (“centrosinistra”) non si vede una grossa differenza, ha visto inserirsi negli ultimi anni il movimento cinque stelle che però è già affondato in una arte da populismo più sfrenato e nella presunzione di portare il nuovo convinti di essersi inseriti in un circuito di libertà di pensiero, che invece al contrario si è rivelato gerarchico alla pari degli altri partiti della vecchia repubblica. Dire che la nostra politica è malata è ormai scontato dato che lo sappiamo da 70 anni ormai. È frutto di una mentalità individualista, egoista, opportunista, ignorante e senza morale che ha danneggiato un paese nato dalla resistenza.

✯ Cosa ascoltano i Talco nel loro tempo libero? Da chi prendete ispirazione?
Molti generi sicuramente, soprattutto il cantautorato italiano, il punk californiano, metal, folk. Ascoltiamo molti generi differenti e credo che, nonostante suoniamo con una base principalmente punk, tutte le influenze musicali dei generi che ascoltiamo quotidianamente si sentano, almeno ci spero ahahah!

✯ Ultima domanda: progetti futuri?
Per ora promuovere Silent Town al meglio per tutto l’anno! Naturalmente non è finita qui…finché ci verrà data la possibilità non ci fermeremo

✯ Grazie per la vostra disponibilità!!!
Grazie a voi! A presto!

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Da domani inizia il “SILENT TOUR” e potrete vederli dal vivo nelle seguenti date:

21 GENNAIO: LOCOMOTIV CLUB, BOLOGNA

22 GENNAIO: OFFICINE CORSARE, TORINO

23 GENNAIO: LOFI CLUB, MILANO

29 GENNAIO: SALA MASTER, VIGO

30 GENNAIO: CINE IDEAL, LANGREO     

(More Info sul sito del Talco)

Nel frattempo ecco il nuovo singolo uscito oggi. “El Sombra”

Qualche domanda ad Oskar degli Statuto

Due domande....

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È in arrivo il nuovo album dal titolo “Amore di Classe”, disponibile dal 22 gennaio. Abbiamo avuto il piacere di poter fare quella che domanda ad Oskar degli storici Statuto.

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✯Gli Statuto nascono nel 1983, e a distanza di 33 anni possiamo dire che siete tra le band italiane più longeve, qual é il vostro segreto?
La voglia di far conoscere a più gente possibile il Modernismo,passione per la musica e il divertimento che proviamo suonando sui palchi

✯Siete stati tra i primi in Italia a suonare ska e con testi in italiano, da dove nasce la vostra passione per il levare?
Grazie a Madness, Specials, Selecter, Bad Manners, Beat abbiamo scoperto che questa splendida musica esprimeva anche socialmente cose importanti, come l’antirazzismo e la multietnicità.

✯Cosa vuol dire per voi “essere Mod”?
Vivere al meglio e puliti nelle circostanze difficili. Essere qualcuno per quello che si è e non per quello che si ha, non essere un numero in mezzo all’apatia della massa passiva e omologata. Cercare sempre il meglio e arrivarci sempre prima di chiunque altro, sia esteticamente che ideologicamente

✯Tra qualche giorno, il 22 gennaio, uscirà “Amore di Classe” che album dobbiamo aspettarci?
Un bell’album, di alta qualità. Bando alla mod-estia, è proprio un gran bel disco, grazie soprattutto alla produzione di Max Casacci e di Rudi Di Monte

✯È noto che la scena ska italiana raramente viene passata in radio, o nei media nazionali. Gli Statuto, nonostante la longevità e il gran seguito, non fanno eccezione, come vivete questa difficoltà nel promuovere il vostro lavoro?
In realtà il nostro nuovo disco ha ben poco ska nelle ritmiche presenti, ma ciò non toglie che non venga suonato dalle radio e abbiamo grosse difficoltà nel farci sentire. la nostra forza è il nostro pubblico, per noi un vero “patrimonio” umano che, a fronte della poca visibilità che ci viene data, risulta addirittura spropositato.

✯Che consigli date ai giovani gruppi che si affacciano sulla scena ska italiana?
A tutti i gruppi giovani consiglio di suonare i generi che più amano senza pensare ad arrivare al successo e a dire ciò che si vive, pensa e crede nei testi. E le cover fatele solo per imparare a suonare e poi fate pezzi vostri, saranno sempre meglio di pezzi scritti e già suonati da altri

✯Una domanda “classica” per chiudere l’intervista: progetti futuri?
Siamo già nel futuro

Grazie per la vostra disponibilità! A presto!