Due nuovi album per la Kob Records

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Il primo febbraio usciranno due nuovi album per la Kob Records. Il nuovo della scena ska-punk italiana, gli Skassapunka con “Rudes Against” e i veterani Los Fastidios con “The Sound of Revolution”

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Nuova intervista agli NH3

Due domande....

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A breve uscirà   “Hate & Hope“,  nuovo lavoro per i pesaresi NH3. Abbiamo avuto l’onore di ascoltarlo in anteprima.  13 tracce potenti e dinamiche, uno ska/punk  dall’ascolto piacevole e un’ottima sezione fiati. Una album che fila liscio tra le tematiche a noi care come la voglia di ribellione, amicizia, antirazzismo, antifascismo, solidarietà e tanta umanità. Tra le migliori  spiccano l’energetica “Qualcosa di meglio”,  “No Borders” , un inno alla solidarietà verso chi scappa dal proprio paese, “Old School attitude”, secondo singolo estratto dall’album che racconta l’amicizia che lega il gruppo tra pallone, cemento e case popolari, “SSCS” l’omaggio alla Sea Shepherd Conservation Society, la storica organizzazione internazionale che si pone come missione quella di fermare la distruzione dell’habitat naturale e il massacro delle specie selvatiche negli oceani, l’anticlericale “Nella bocca del lupo”, una delle nostre preferite, la sempre verde “Bella Ciao”. Le altre tracce non sono da meno, “Berlin Calling” , “La nuova Tratta degli schiavi”, “L’Odio”, “Un passo indietro mai”, “Il Vaso di Pandora”, “Una scelta diversa” e “L’ironia della sorte

Per l’occasione abbiamo avuto il piacere di intervistare Simone.

✯ Eccoci qua, di nuovo con i nostri amici NH3, che il 14 maggio (22.04.per Germania/Austria/Svizzera) usciranno con un nuovo album dal titolo “Hate & Hope”. Quale di queste due parole vi rappresenta di più?

Partiamo col ringraziare e salutare voi per lo spazio e tutte le persone che ci leggono. Risposta forse scontata ma reale: Entrambe. Non è mai troppo semplice scegliere il titolo di un album soprattutto se questo è carico di contenuti. “Hate And Hope” è un album vibrante che gioca sui contrasti (il booklet stesso è stato concepito con giochi di positivo e negativo) dove tutto è il contrario di tutto. Se da un certo punto di vista odio e speranza possono risultare la faccia della stessa medaglia dall’altro crediamo possano essere ricondotti ad un “modus vivendi” che, nel periodo storico che stiamo attraversando, riesce ad accomunare la sensazione contrastante che le persone vivono ogni giorno nell’attualità. È facile associare l’odio al rancore, vederlo come qualcosa di negativo per noi non è così. L’odio è uno stato d’animo che, incanalato nel modo giusto, potrebbe risultare la scintilla in grado di far reagire. Questo è quello che sentiamo dentro di noi: l’odio nei confronti di ingiustizie, nei confronti di un sistema che priva le persone della propria dignità, l’odio di cui si servono media e governanti per creare conflitti, ignoranza…l’odio che fa accendere la scintilla della speranza attraverso la riscoperta dell’umanità, dell’entusiasmo dei valori veri e sinceri.

✯Cosa vi ha portato a far uscire l’album prima in Germania, Austria e Svizzera e solo in secondo luogo in Italia?

Nulla in particolare. “Hate And hope” uscirà per Germania, Austria e Svizzera per Long Beach Records Europe, in Italia, invece, per Indie Box. Confrontandoci con loro abbiamo ritenuto più opportuno operare in questo modo per dare maggior risalto possibile a questa promozione che ha già visto l’uscita di due singoli (“No Borders” e “Old School Attitude”) accompagnati dai rispettivi videoclip.

✯Questa società sembra sempre più presa dall’odio che dalla speranza, e la politica ne è lo specchio, che ne pensate della situazione politica italiana?

Esiste ancora una “situazione politica” nel nostro Paese? Forse è il caso di rivedere cosa significhi veramente fare politica. La politica nasce dal basso e solo la riscoperta da parte del popolo del suo potere potrebbe cambiare qualcosa. L’odio è una conseguenza di ciò che una cattiva politica crea, allo stesso tempo l’odio è un’arma a favore di chi è giostraio di questo circo fatto di burattini e burattinai. La politica non si specchia nell’odio piuttosto lo fa nell’ignoranza, nel razzismo, nella speculazione, nel clientelismo, nel menefreghismo e ha terreno fertile nell’uso populista che i politicanti fanno dei media. Non è un discorso semplice, quello di cui siamo certi è che il lamento finalizzato al nulla serve a poco. La speranza sta nella reazione, nel voler cambiare ed è da qui che nasce la speranza.

✯Abbiamo avuto il piacere di ascoltare “Hate and Hope” ma vogliamo che siate voi a descriverlo, è esattamente come ve lo aspettavate?

Stiamo realizzando solo ora quello che è veramente “Hate And Hope”. Difficile valutare un album quando ne sei parte. Siamo soddisfatti, è un album che volevamo in un determinato modo, un album che lasciasse spazio alla poesia a discapito di alcuni slogan, un album in cui l’ascoltatore può crearsi un punto di vista a cui non basta un ascolto. Si, forse è come ce lo aspettavamo, sicuramente ci abbiamo messo tutta l’esperienza acquisita in tre anni di tour Europeo. Abbiamo raccontato storie che escono dal confronto col pubblico, con altre band o tra di noi nelle tante ore di furgone trascorse insieme. Volevamo sottolineare un nostro stile e ci sentiamo di dire che “Hate And Hope” lo rappresenta.

✯Quale è la canzone più rappresentativa di “Hate & Hope” e perché?

Più ci penso e più mi accorgo che questo album, pur non essendo un concept, ha bisogno di essere ascoltato pezzo dopo pezzo. E’ uno storytelling in bianco e nero, un tassello serve a incastrare il successivo. Se proprio devo scegliere devo dire che i due singoli, “No Borders” e “Old School Attitude” portano con loro l’essenza di ciò che siamo e di ciò in cui crediamo.

✯Come nascono i vostri brani, nascono prima i testi o la musica?

A cazzo! Perdonami il francesismo! Non ti so veramente rispondere a questa domanda, non abbiamo un metodo prestabilito. Un brano può nascere da un giro di fiati interessante, un altro da una bella melodia vocale un altro ancora da un buon giro di accordi. Da questo punto ci lavoriamo sopra, ci incazziamo fra di noi, andiamo a farci una birra a la prova successiva la canzone è fatta!

✯Raggiungere un proprio stile e una propria identità, quanto è importante per voi? Sentite di averli raggiunti?

E’ fondamentale. Fa sempre enorme piacere vedere il proprio nome accostato a band che hanno fatto storia ma crediamo sia importante anche cercare di ritagliarsi uno spazio all’interno della scena, cercando di migliorarsi, con umiltà e sacrificio. Essere identificati con un proprio stile significa aver dato qualcosa in più a se stessi e agli altri. “Hate And Hope” identifica la nostra ricerca e se non lo abbiamo ancora raggiunto al 100% poco ci manca.

✯Una domanda che non vi abbiamo mai fatto è, quali sono i gruppi con i quali andate maggiormente d’accordo e con chi sognate di condividere il palco?

Nell’ultimo tour Europeo abbiamo aperto diverse date dei “Talco” e il rapporto che si è instaurato va oltre la musica. L’amicizia che ci lega a loro è davvero l’esempio di come con umiltà, rispetto, stima e sincerità si possano creare situazioni che ti ripagano di ogni sacrificio. Ne approfitto per ringraziarli di tutto cuore per il tempo trascorso insieme, per il supporto, i consigli e per le mille risate condivise nei backstage. Musicisti incredibili, persone fantastiche. Siamo legati anche ai “The Prosecution” e a “The Tips” due band tedesche con cui è piacere passare del tempo insieme. “Los Fastidios“, “Respect for Zero”, “Disordine”, “Lennon Kelly”, “Gab De La Vega”…questi forse quelli a cui siamo più legati. Visto che si parla di sogni probabilmente Joe Strummer, per il resto in questi anni abbiamo avuto la fortuna di suonare con molte band con le quali siamo cresciuti quindi non possiamo lamentarci! Da Agnostic Front a Mad Caddies, ad H2O…e quest’anno saremo anche al Punk Rock Holiday !

Potete ascoltarli e vederli nei loro due video in anteprima “No Borders” e
Old School Attitude

 

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Conosciamo meglio The Offenders tramite Valerio

Due domande....

Abbiamo avuto il gran piacere di intervistare Valerio Tenuta, voce e chitarra dei The Offenders


✯Nel vostro Facebook si legge che The Offenders nascono in Italia nel 2005, ma dal 2009 avete Berlino come base, come mai? cosa é cambiato? Insomma parlateci di voi e del vostro stile…
Il gruppo e’ nato nell’Ottobre del 2005 a Cosenza, cerco di farla breve per annoiare il meno possibile. Dopo alcuni concerti in zona registriamo alcuni brani, tra cui Hooligan Reggae, del quale produciamo in pochissime copie un cd singolo, che inizio a spedire in giro, sperando in qualche interesse. L’interesse arriva nell’estate del 2007, una piccola etichetta di Düsseldorf che decide di produrci il primo disco e organizzare qualche data di “promozione”. Il nostro primo album “Hooligan Reggae” esce a novembre del 2007, senza interviste sulle riviste di settore o pubblicità’ varie, il disco riesce a vendere in pochissimi mesi le prime 1000 copie di tiratura, traguardo considerevole ancora oggi nella scena indipendente. A maggio del 2008 esce il nuovo singolo Wake Up Rebels, e da li’ inizia davvero la storia live del gruppo, tanti concerti in meno di 5 mesi in diverse parti d’Europa (Austria, Francia, Germania, Svizzera, Croazia, Repubblica Ceca, Irlanda…), alcune apparizioni in festival di settore tra cui il This is Ska di Roßlau, sicuramente tra i piu’ importanti d’Europa per quel che riguarda lo ska in tutte le sue forme, dall’original allo skinhead reggae, allo ska punk…Con i primi “successi” underground, arriva la proposta della Grover Records di produrre il nostro secondo album, ed entriamo a far parte del roster della Mutti Booking, questo nella fine del 2008. Inizio del 2009, io e Checco (batteria) decidiamo di rischiare tutto e partire per la Germania, riformando una line up e ricominciando con l’attività’ live da aprile 2009, quando prendemmo parte all’Easter Ska Jam…da allora non ci siamo mai fermati, tra sacrifici e soddisfazioni cerchiamo di andare avanti con lo spirito di sempre e la passione degli inizi. La scelta della Germania e’ semplice: era ed e’ il paese dove da subito abbiamo avuto un certo seguito, tedesche restano negli anni le nostre produzioni principali, tedesca l’agenzia di booking; la scelta di Berlino : sia per contatti personali che per posizione strettamente geografica, perfetta per andare in tour nel centro/nord ed est Europeo, perfetta (almeno al tempo) per costo della vita. In ultimo rispondo alla domanda sullo “stile” : inizialmente influenzati dal suono della 2tone, negli anni abbiamo cercato di aggiungere altri stili al ritmo in levare : dal mod revival al punk, dal northern soul al power pop, cosa che ci viene riconosciuta anche dai critici meno compiacenti, uno stile personale e un po’ diverso in ogni album.
✯Raccontateci la vostra esperienza, in Germania è più facile fare musica diversa da quella che passa in radio?

Per esperienza diretta, credo che non ci sia nulla di facile da nessuna parte, niente e’ scontato, niente ti viene regalato, sopratutto se conti solo sulle tue forze. Eviterei di fare confronti tra i vari Paesi Europei, esistono storie e culture diverse, esistono aspetti positivi e negativi da tutte le parti, anche nel campo musicale, non esiste il “paese delle meraviglie”. In Germania esistono i numeri, semplicemente; esiste la gente che mantiene vivo il mercato indipendente, che assiste ai concerti pagando un biglietto, che compra i dischi anche se in piccole quantita’, che “supporta la scena” per usare un termine di qualche anno fa; la “scena” da parte sua, nelle bands, nelle etichette nelle agenzie di booking, cerca a suo modo di mantenere il rapporto con le persone interessate il piu’ onesto e umano possibile mantenendo costi accessibili a tutti i livelli del circuito indipendente. Questo permette a tanti di poter vivere grazie alla propria passione/creativita’, e permette al pubblico di avere un rapporto diretto con i gruppi/artisti. Grazie a queste premesse, pur non avendo l’impatto pubblicitario dei dischi da classifica, anche la musica alternativa di qualsiasi sottocultura ha un suo spazio radio e in alcuni casi anche televisivo, non pochi sono i casi di gruppi della scena che diventano gruppi da classifica, nel passato Die Artze e Die Toten Hosen, nel presente i Broilers, tutti nati e cresciuti in anni/periodi diversi nella scena punk, giusto per fare dei nomi.

✯Si dice spesso che all’estero si va avanti solo per meritocrazia, o almeno se sei straniero, succede anche per la musica?
Cerco di evitare ogni polemica, ma per favore, evitiamo di dare seguito ai “si dice”, spesso nascondono enormi stronzate.  La meritocrazia esiste ovunque, cosi’ come esistono i lecca culo, i raccomandati, i servi, e a volte persino persone semplicemente piu’ brave o fortunate che in quel determinato momento sembrano fotterci in chissa’ quale modo. Nella musica, anche nella nostra scena, distinguo personalmente il merito “artistico” da quello “commerciale”: il merito artistico resta personale e soggettivo, meno persone te lo riconoscono meno possibilita’ hai, cosi’ come il merito commerciale e’ un fatto, un numero, che purtroppo resta importante per la vita stessa della scena indipendente. Non ho mai giudicato una band per il numero di persone che porta in un locale o da quanti dischi venda o abbia venduto, credo che in tanti la pensino come me, anche tra gli addetti al settore della discografia indipendente, altrimenti non esisterebbero piu’ novita’, ma quando vai avanti, vai avanti per pubblico e numeri, e non sempre pubblico e numeri corrispondono alla qualita’.

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✯Arriviamo al vostro ultimo album, “X” l’album del decennale, un ottimo album, come sta andando?

Grazie per il complimento! “X” e’ il nostro sesto album, uscito come precisavi in occasione del nostro decimo compleanno, fino a questo momento sta avendo un buon riscontro di critica e pubblico, per esempio in questa settimana siamo alla sesta posizione della classifica di Core Tex, sicuramente una delle mail order Punk-Hc piu’ importanti d’Europa, in effetti la cosa strana e’ vedere il nostro disco in classifica tra gruppi come Strife ed H2O giusto per citarne alcuni, sicuramente distanti dalle nostre sonorita’, ma siamo contenti di avere un pubblico vasto tra le varie sottoculture!

✯Avete avuto modo di girare l’Europa, qual é il pubblico più caldo, e cosa pensate del pubblico italiano?

Avere l’onore e la possibilita’ di suonare in giro, spesso con gruppi che ascolti fin da quando sei ragazzino, resta un’esperienza unica e impagabile, a prescindere da dove questo avvenga. Difficile stilare una classifica di pubblico e concerti, non voglio “tirarmela” piu’ di tanto, ci sono e ci saranno tante situazioni belle e meno belle, da Madrid a Pechino, per inglobare piu’ posti possibili dove abbiamo suonato, ogni serata ha una storia a se, ogni concerto e’ una nuova sfida. In Italia non abbiamo avuto molte esperienze, speriamo di poter fare meglio con il nuovo disco!

✯Domanda classica, a quale album siete più affezionati?

Sempre all’ultimo e a quello che dovra’ venire….un piede nel passato e lo sguardo dritto e aperto nel futuro“ cantava Bertoli.

✯Domanda personale. Come e quando hai iniziato a suonare e come mai ti sei avvicinato allo ska?

Ho iniziato a suonare a 10 anni, prima percussioni e dopo batteria, strumento che ho suonato fino al 2007, ma che non ho mai sentito veramente “mio”, la scelta della batteria e’ stata dettata dal fatto che avevi piu’ possibilita’ di suonare in una band. Verso i 13 anni ho comprato la mia prima chitarra, un’acustica da poco piu’ di 80 mila lire, che ho massacrato cercando di suonare i primi power chords e scrivere canzoni, una passione che ho avuto fin da subito, e la batteria sicuramente non ti da la possibilita’ di comporre una melodia; a differenza della batteria, la chitarra era ed e’ lo strumento che sento mio, che suono da anni anche dal vivo, che suono ogni giorno anche quando non sono in tour, purtroppo o per fortuna scrivo sempre (troppo a detta della Destiny!) questa e’ la ragione per la quale abbiamo un numero considerevole di dischi e singoli. Mi sono avvicinato allo ska e al punk sempre verso i 13 anni, come ska intendo sempre lo ska-revival, sapevo poco o nulla dell’original, dello skinhead reggae e del rocksteady…sicuramente non potevi affidarti a google o al file sharing visto che nel 96/97 non tutti avevano internet a casa…come nelle generazioni precedenti, copiavamo la musica su cassette, ricordo una tdk da 90 dove avevo Mondo Bizzaro e credo non tutto Adios Amigos, e dall’altro lato Specials…vatti a ricordare chi me l’aveva data! Da li’ ho iniziato ad appassionarmi allo stile, erano anche anni fortunati dove dischi Ska ne venivano stampati un po’, anche da etichette americane come la Hellcat, ricordo Right on Time degli Hepcat ad esempio, RedLight degli Slackers (pur non essendo mai stato un loro fan), Gadjits, MMB…ma anche altre etichette come la Burning Heart avevano i loro gruppi ska revival come Chickenpox e Liberator, ovviamente ci metto anche l’Italia con gli Statuto (anche se in quegli anni avevano un po’ virato verso il mod revival, ma sempre ottimi album!) i primi Casino Royale, e alla fine degli anni 90 il primo dei BlueBeaters, un disco che ancora oggi suona benissimo.

In conclusione, grazie per l’intervista!

Valerio

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